ADOLESCENZA

Nell'adolescenza si possono evidenziare processi assimilabili a quelli presenti nella prima fase di separazione-individuazione. La spinta alla sperimentazione e alla curiosità si ripropone nuovamente nel campo delle relazioni nel gruppo di coetanei, così come si possono assimilare molti  comportamenti a quelli presenti nella fase di riavvicinamento, rintracciabili soprattutto nell'ambivalenza che caratterizza la relazione con gli adulti e soprattutto con i genitori. Si possono in sostanza rintracciare elementi progressivi, che tendono al raggiungimento dell'indipendenza ed elementi regressivi, che esprimono bisogni di dipendenza infantile, che, attraverso atteggiamenti di ostilità, denotano la necessità di proteggere l'Io dalla tendenza ad una passività, vissuta come pericolosa.

 

 

Dall’infanzia alla pubertà

 

Per giungere alla pubertà il bambino deve attraversare una serie di crisi prevalentemente concentrate nei primi anni di vita, situazioni cioè dove viene messa in discussione la struttura e la modalità relazionale di quel momento, per una situazione maturativa più evoluta. Queste crisi sono tappe fondamentali innescate anche dalla maturazione biologica del bambino: l'acquisizione di nuove potenzialità e capacità, rende infatti anacronistiche quelle precedenti. Le tappe di sviluppo fondamentali, dopo quella della nascita, sono:

a) Riconoscimento dell'oggetto come unico: il passaggio da un rapporto parziale ad un rapporto totale con l'oggetto. E' in questa fase che compare l'angoscia per la perdita dell'oggetto.

b) Svezzamento: questa fase corrisponde non tanto ad un fatto materiale, quanto piuttosto al passaggio da una fase di totale dipendenza ad una di maggiore autonomia, favorita anche dalla  maggiore capacità espressiva verbale (acquisizione del linguaggio).

c) Fase esplorativa: la capacità di movimento (deambulazione) permette infatti al bambino di allontanarsi attivamente dall'oggetto, ma allo stesso tempo di poterne individuare la presenza, attraverso il richiamo verbale e l'ascolto.

d) Conoscenza del diverso: la scoperta cioè di un essere fisicamente e psichicamente diverso, fatto che comporta l'uscita definitiva da una fase basata esclusivamente sul riconoscimento dell'uguale.

e) Incontro con l'esterno: con una realtà non familiare e accettazione di un mondo diverso da quello familiare. E' la situazione tipica dell'asilo.

f) Pubertà: ultima tappa fondamentale che coincide la modificazione fisica e l'accettazione successiva di un identità sessuale.

 

Il decorso delle fasi precedenti avrà una influenza determinante, perchè è in questa fase che le acquisizioni o il deficit ritorneranno a galla, comportando il notevole sforzo di integrare il passato in previsione del futuro. A questo punto il giovane è ad un bivio: come Edipo deve imboccare la strada  giusta, e deve superare soprattutto le eventuali identificazioni avvenute nei periodi precedenti. In questo senso possiamo distinguere una crisi adolescenziale normale, oppure una difficoltà evolutiva che può esprimersi con diverse modalità psicopatologiche.

 

L'adolescenza è una fase essenziale nel ciclo vitale dell'uomo, e può avere una durata più o meno lunga. a causa di numerose variabili individuali e socioculturali. Per molti autori questo passaggio è teorizzato come fonte di inevitabile "turmoil" (turbolenza): l'adolescenza è sempre a rischio, o addirittura "normalmente" mostra segni di "rottura" più o meno transitori.

Per altri autori invece, l'adolescenza è concepita come transizione creativa verso la maturazione globale, transizione che può evidenziare anche difficoltà o conflittualità, ma che rappresenta "normalmente" un momento importante per l'apprendimento di valori sociali e per l'acquisizione di capacità di elaborazione di dinamiche psicologiche fondamentali come la separazione.

 

L’adolescenza, comporta un progressivo cambiamento fisico e psichico, una graduale percezione della realtà, una incessante sete di autonomia ed una continua ricerca di un’identità: un grosso carico che, inevitabilmente, ricade sulla famiglia. Quando una famiglia inizia a scoprire che il proprio figlio entra nella fase adolescenziale, si ritrova a dover affrontare una criticità che le richiede una ristrutturazione interna faticosa e complessa: non solo perché deve ripristinare una certa funzionalità familiare, ma anche perché ciò possa avvenire nel minor tempo possibile.
Il cambiamento viene associato alla rottura di una linearità dello sviluppo fisico e psicologico, inoltre, la mutazione e la trasformazione che avviene sul piano sociale, determina un passaggio dalla dipendenza familiare alla autonomia. Mutamenti così repentini, minacciano la permanenza del sentimento di Sé che si era precedentemente costruito.

 Erikson interpreta l’identità finale, che si realizza al termine dell’adolescenza, come una configurazione dinamica che si evolve elaborando le varie identificazioni instaurate con individui del passato, comprendendo, cioè, tutte le identificazioni significative in modo da farne un complesso unico e possibilmente coerente. L’identità si realizza e si definisce, secondo l’autore, proprio in quanto rielaborazione individuale delle esperienze di appartenenza e differenziazione dei rapporti con entrambe le figure genitoriali e delle altre figure significative.
In questa fase è importante che la famiglia sia accompagnata nell’accettazione dei repentini mutamenti del figlio adolescente, nella ricerca delle informazioni relative all’adolescenza e nell’aiutarla a prefigurarsi eventuali necessità future del ragazzo che insorgeranno e che richiedono un’organizzazione familiare specifica ed un cambiamento considerevole nelle relazioni familiari.
I genitori, il più delle volte, sono particolarmente disturbati nel riscontrare che le modalità relazionali da loro utilizzate prima dell’età adolescenziale devono essere inevitabilmente modificate in funzione dei nuovi e diversificati bisogni del proprio figlio. Alcuni conflitti connessi al passato di queste famiglie possono emergere proprio per l’elevato stress a cui sono sottoposte. Solo i familiari che riescono ad adattare la propria modalità interattiva alle mutate caratteristiche del giovane mantengono un livello di soddisfazione relazionale discreto. Quelli che, viceversa, non adeguano le proprie modalità comportamentali al decorso di tale fase evolutiva, sono più in difficoltà ad espletare i compiti di vicinanza necessari.
La famiglia e i membri che la compongono si influenzano e si condizionano reciprocamente, in un rapporto di interdipendenza, creando un continuum relazionale: essi sono tanto più indifferenziati quanto più sono dipendenti l’uno dall’altro, mentre sono tanto più autonomi e liberi quanto più sono differenziati.

 

Separazione e individuazione in adolescenza

Oltre al ”lutto” legato alla trasformazione fisica l’adolescente deve far fronte ad un’altra grave “perdita” connessa al ridimensionamento delle figure genitoriali, considerate onnipotenti durante l’infanzia.  Questo distacco dall’autorità genitoriale necessità dell’elaborazione di un “lutto”, sia per l’adolescente, che deve sostituire le figure di riferimento infantili che costituiscono la fonte principale  delle proprie  identificazione e quindi, in ultima analisi, della propria identità, sia per i genitori che, per la prima volta, vedono ridimensionato il loro ruolo di figure onnipotenti.

Freud nei “Tre saggi sulla sessualità” aveva fatto notare che uno degli aspetti più dolorosi connesso all’avvento della pubertà fosse legato al distacco dall’autorità genitoriale. Anche se, secondo l’autore: “è fuori dubbio che qualsiasi scelta d’oggetto è basata, anche se meno rigidamente, su questi prototipi.” Il distacco dall’autorità parentale è dunque visto, dall’autore come un processo necessario, anche se doloroso,  che consente all’individuo può comportare una svalutazione personale e una ferita narcisistica in quanto, l’individuo, si era “costruito” secondo questi ideali e queste immagini “onnipotenti.”                                 

H. Kohut sposta l'attenzione da un modello energetico freudiano basato sulla dinamica tra pulsioni e difese e ipotizza invece uno sviluppo psichico dipendente dalle relazioni che si stabiliscono tra il Sé e gli oggetti-Sé: i fattori primari di sviluppo non sono le pulsioni, ma il Sé e le relazioni oggettuali.

Esperienze stabili di oggetto-Sé sono i fattori costituenti del senso di integrità, di vitalità personale e di continuità personale, in altri termini di realizzazione del Sé.

Il mutare della prospettiva, che decentra l'importanza delle conflittualità pulsionali, per privilegiare il raggiungimento della coesione e dell'integrazione del Sé, consente di operare un passaggio importante: non è la reviviscenza delle pulsioni aggressive e libidiche che minaccia l'adolescente, ma secondo Kohut, la modificazione che si verifica nell'area del Sé grandioso e delle idealizzazioni, che suscita una potente angoscia di frammentazione del Sé a seguito della mobilitazione dei bisogni arcaici di oggetti-Sé.

L’aver interiorizzato i propri modelli genitoriali consente un migliore distacco ed un’efficace separazione e stabilizza e rafforza i processi di identificazione. L’eccessiva ed imitativa accettazione dei modelli parentali ci mostra una difficoltà di interiorizzazione, tanto da non permettere un’efficace individuazione e separazione nel sistema familiare; mentre una ribellione e un rifiuto troppo marcati e violenti ci mostreranno con quanta paura e angoscia l’adolescente stenta a liberarsi dalle caratteristiche relazionali del mondo infantile.
La depressione, quindi, è considerata fisiologica ed è relativa alla perdita oggettuale avvenuta; il suo riconoscimento e la sua elaborazione sono fattori indispensabili al fine della sostituzione dell’oggetto genitoriale perduto con un nuovo oggetto.

P. Blos, prendendo spunto dalle osservazioni formulate da Margaret Malher in merito alle relazioni all'interno della diade madre-bambino nei primi anni di vita, considera il processo adolescenziale una seconda fase del processo di separazione-individuazione: come il bambino si distacca dalla madre attraverso un processo di internalizzazione dell'immagine di essa, allo stesso modo l'adolescente deve distaccarsi dai propri oggetti internalizzati per riuscire a rivolgersi verso oggetti esterni alla famiglia. In questa seconda fase del processo di separazione-individuazione, così come in quello avvenuto nell'infanzia, si manifesta dunque l'emergenza di un cambiamento della struttura psichica consono ad una maturazione fisica in fieri.
Il processo di separazione-individuazione si sviluppa lungo il corso di tutta l'adolescenza.

Blos descrive l'adolescenza attraverso diverse sottofasi:

- la preadolescenza: in cui si assiste al momento di maggior aumento quantitativo della pressione pulsionale e al riattivarsi della pregenitalità;

- la prima adolescenza: caratterizzata dal primato genitale e dal rigetto degli oggetti genitoriali interni;

- l'adolescenza propriamente detta, in cui dominano il risveglio del complesso d'Edipo ed il distacco dai primi oggetti d'amore;

- l'adolescenza tardiva, fase di consolidamento delle funzioni e degli interessi dell'Io e della strutturazione della rappresentazione del sé;

- la post-adolescenza, nel corso della quale il compito dell'adolescenza di organizzazione della personalità deve concludersi ed essere portato a termine.

Dalla delineazione di queste fasi, appare evidente che il processo adolescenziale tende, sostanzialmente, da un lato al distacco dall'oggetto infantile e, dall'altro, alla maturazione dell'Io. Ne consegue che, in uno sviluppo difficoltoso, l'insorgenza dei disturbi psichici origina da problematiche nello sviluppo delle funzioni dell'Io, sintomatici di fissazioni pulsionali e dipendenza da oggetti infantili.

Il compito tipico dell'adolescenza è dunque la riorganizzazione interna delle istanze psichiche e dei loro rapporti, che Blos ritiene attuabile attraverso momenti di adattamento basati su meccanismi e manovre difensive che in una dinamica complessiva tentano di stabilizzare alcuni tratti fondamentali del carattere.

 

Un altro aspetto evolutivo fondamentale nello sviluppo adolescenziale è la formazione dell'Ideale dell'Io. Secondo Blos, l'Ideale dell'Io è l'erede del processo adolescenziale, allo stesso modo in cui il Super-Io è l'erede del complesso d'Edipo. Alla relazione edipica passiva tra genitori e figli succede la relazione intrapsichica tra Io e Ideale dell'Io che si svolge all'insegna della progettualità e del divenire: la rinuncia all'attaccamento edipico passivo non può avvenire che tramite la formazione dell'Ideale dell'Io e l'integrazione con le altre istanze psichiche.

A questo punto, cessa la fase conflittuale ed emerge un carattere stabile che si forma quando sono superate alcune precondizioni. La prima è il superamento, come si è già detto, del processo di separazione-individuazione. La seconda precondizione è la padronanza di stati aventi una valenza traumatica, cioè strutturalmente e affettivamente disturbanti. Nell'adolescenza, infatti, diventa possibile l'elaborazione di risposte adeguate. La terza precondizione è il raggiungimento di un senso di continuità dell'Io, attraverso una revisione del passato. L'ultima precondizione implica lo stabilirsi di un'identità sessuale, conseguenza della maturazione sessuale della pubertà. Il modo in cui queste quattro precondizioni si realizzano, darà un'impronta definitiva alla formazione della natura autonoma o difensiva del carattere.

La formazione del carattere per Blos riflette dunque il livello di sviluppo personale raggiunto nella fase adolescenziale.

Anche secondo Anna Freud, l’adolescente è impegnato in una complessa lotta emozionale che lo porterà a staccarsi dagli oggetti parentali per investire nuovi oggetti; le cotte e le storie d’amore, cosi frequenti nel periodo adolescenziale, sono indici di questo “travaglio” della libido. Secondo l’autrice, un certo lutto per gli oggetti del passato è inevitabile. Come scrive Blos, la pubertà spinge in avanti il giovane adolescente e la sua ricerca di relazioni d'oggetto; durante l’adolescenza vera e propria, la ricerca di oggetti eterosessuali legati all'abbandono di posizioni narcisistiche e bisessuali, caratterizza lo sviluppo psicologico di questo periodo. Per Blos, il disinvestimento degli oggetti d’amore infantili che si manifesta in adolescenza è parte integrante del processo di individuazione che caratterizza questa età. L’autore interpreta l’adolescenza come un secondo processo di separazione-individuazione inteso come un processo di distanziamento, che appartiene al mondo interno, che consente l’ accesso al pensiero autonomo e alle capacità di rappresentazione. Così, come ha scritto la Mahler, la separazione non è  solo un fatto fisico, ma è la realizzazione intrapsichica dell’essere separati, del fatto cioè di non partecipare allo stesso sistema  di desideri e di gratificazioni, e frustrazioni della madre o di un suo sostituto.
La separazione-individuazione denota una riorganizzazione interna, strutturale, che può verificarsi solo a condizione che il soggetto sia in grado di rappresentarsi e pensare a se stesso con confini propri, come entità separata nel mondo degli altri e, in ogni modo, capace di relazionarsi al mondo. Blos evidenzia come l’individuazione si accompagni, in questo periodo evolutivo, a sentimenti di abbandono e confusione e, per portare a termine tale processo, si devono compensare le perdite, trovare nuovi punti di riferimento e individuare nuovi oggetti d’amore. A questo proposito, Blos scrive: "Il fine di questa rottura interna col passato scuote la vita emozionale dell'adolescente; per questo motivo questa rottura lo introduce verso orizzonti sconosciuti, suscita speranze e genera paure." 

Analogamente, il passaggio alla condizione adulta presuppone la “sostituzione” del legame con i genitori con una relazione stabile e appagante con un membro dell’altro sesso. Così, le nuove relazioni d’oggetto che l’adolescente instaura gli serviranno da supporto per le successive interiorizzazioni e identificazioni. Infatti, gli adolescenti in questo periodo sono alla ricerca di un Ideale dell’Io, di una immagine soddisfacente di se stessi, di un’immagine che sia cioè capace di fornire loro un sostegno narcisistico. Il tema del narcisismo è centrale nelle dinamiche che accompagnano il processo adolescenziale:a causa del disinvestimento degli oggetti genitoriali, infatti,  si genererà una fame di oggetti e di identificazioni che è caratteristica di questa età della vita.
Tuttavia, è, però, importante evidenziare come i modelli genitoriali non siano rifiutati in modo definitivo: verso la fine dell'adolescenza, quando il ragazzo sarà diventato maggiormente autonomo, saranno recuperati in modo cosciente e faranno parte del suo bagaglio esperenziale. Tali modelli ovviamente, con tutti i loro contenuti di regole, norme e stili comportamentali, saranno, però, mediati dalle esperienze che l'adolescente ha sviluppato nel corso degli anni con altri adulti significativi.
In conclusione, alla luce delle numerose considerazioni riportate, possiamo affermare che  l’adolescenza è una sfida: una sfida a se stessi, alla società, al futuro. E’ necessario che ci siano degli adulti (che siano stati adolescenti, ma che siano cresciuti sufficientemente) in grado di capire e raccogliere questa sfida. Non raccoglierla vuol dire aumentare il disagio e trasformarlo a volte in gravi patologie, ma vuol dire soprattutto perdere quell’enorme patrimonio creativo che ogni adolescente è, e che è in ogni adolescente.

 
 
 

Dott.ssa Chiara Cerri

 

 

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