La depressione come mancata elaborazione del lutto

 

Dietro al comportamento della persona depressa troviamo spesso una ridotta capacità del soggetto a tollerare il cambiamento, vissuto come negativo e, più spesso, come pericoloso.
L'affetto della perdita, ingenerato dal collocare se stessi in una situazione nuova, presuppone la capacità di tollerare la frustrazione di dover lasciare andare qualcosa cui si è molto legati e da cui si dipende profondamente. Poco importa se l'evento sia reale o fantasmatico-interno), l'affetto percepito è assolutamente identico.
La dipendenza dall'amore dell'altro vincola i sentimenti della persona e palesa le difficoltà d'integrazione di sé. Avvia il processo d'elaborazione del lutto, sviluppando inizialmente stupore, incredulità, risentimento, angoscia, per diventare in seguito atteggiamento depresso. L'elemento psichico dell'angoscia generato da questa situazione subisce una trasformazione, per diventare manifestazione somatica della perdita.
Quest'operazione si struttura in modo del tutto inconscio nella psiche del soggetto. Le determinanti costituzionali quali il terreno psichico soggettivo, gli aspetti filogenetico ereditati e le parti ontogenetiche manifeste nelle diverse situazioni di vita sociale, costituiscono l'elemento decisivo alla strutturazione dei meccanismi difensivi elementari dell'uomo e dello sviluppo delle patologie future. L'ambiente di vita diventa, oltre le caratteristiche intrinseche del soggetto, la condizione fondamentale nella quale gli aspetti depressi troveranno manifestazione.
Le cause, se d'inizi si può parlare, si possono riconoscere nella necessità d'amore del soggetto e nella responsabilità assegnata all'altro della propria autonomia psichica. Individui con queste caratteristiche fondano la sicurezza di sé sul riconoscimento, sulla stima, sul sostegno e sull'incoraggiamento ricevuto dall'altro. Quando lo perdono, il fallimento è sempre alle porte. Incapaci di affrontare la propria esistenza facendosi carico di "se stessi", l'io sperimenta forti sentimenti di colpa. Le accuse e le critiche sono così dirette all'io che diventano bersaglio delle manchevolezze personali. Il senso ed il bisogno di punizione divengono un pensiero dominante. L'angoscia subisce una trasformazione e diventa visibilmente il comportamento auto-svalutativo, auto-punente e limitato della persona depressa: sembra addirittura che in questa condizione il soggetto costruisca l'integrazione psichica sui propri "successi mancati".
L'uomo diventa il bambino della sua infanzia, dipendente dall'altro nel sostentamento emotivo e materiale. La regressione è sempre presente: incapace di farsi carico della frustrazione si colpevolizza per la gratificazione mancata. Si "attacca" all'oggetto perduto diventandone il persecutore.
Quindi, la mancanza, ovvero il "dover rinunciare", sembra essere uno dei compiti più ardui nello sviluppo psichico dell'individuo. È un circolo vizioso poiché la depressione accresce i bisogni narcisistici i quali, a loro volta, aggravano i sintomi.
In sintesi, è l'incapacità del soggetto a superare in modo integrato le diverse fasi dello sviluppo psico-affettivo a favorire le manifestazioni depresse, anche se va ricordato che non tutti coloro che stanno vivendo una condizione di lutto diventano depressi.

 

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